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Il 17 Luglio 2013 - 23:21

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La storia del Carro dei Giovanotti

Il carro dei "Giovanotti" di San Martino in Pensilis nacque nel 1919. Il carro si costituì, per la prima volta, presso la casa di Pasquale Di Bello, per iniziativa del figlio Antonio, con l'aiuto di tre amici: Bacile Andrea, Evangelista Giuseppe e Riposa Pasquale. A questi diedero subito appoggio altri giovani, tra cui: Di Bello Leo (ù catenier), Bravo Nicola e Colombo Luigi (i carrier), Luigi De Rosa (detto ù mancin), Ciarlitto Pasquale, Di Bello Cesare, De Tullio Teodorico e Sottile Michele (tutti tquattur).

I buoi che venivano impiegati per la corsa erano tutti "padronali" ed erano di: De Rosa Luigi, De Santis Domenico, De Tullio Teodorico e Di Bello Pasquale.

Nel 1920, a questi, si unirono Catabbo Antonio, D'Alessandro Nicola e Di Domenico Gennaro. I primi anni furono pieni di soddisfazioni grazie all'esperienza, all'apporto economico ed ai buoi di proprietà della famiglia Bevilacqua, che dal 1921 era confluita massicciamente nel carro, essendosi ritirata dalle gare, ed assumendo un ruolo di comando all'interno della gruppo. Infatti nei primi nove anni di vita del carro si possono contare ben cinque vittorie, ottenute tutte subito dopo l'ingresso, appunto, dei Bevilacqua.

Nel 1927 il carro fu colorato di giallo e nel 1938 fu aggiunto anche il rosso.

Nel 1928 il carro dei Giovanotti si ritirò dalla gara, in quanto il Muricchio, proprietario di due paia di buoi, ne pretese la restituzione la mattina del 30, avendo saputo che gli stessi buoi dovevano coprire l'intero percorso, che dal 1926 era quello che andava dalla "Fossata" al Paese, percorso da coprire con quattro paia di buoi.

Cominciò un periodo nero, dal 1928 al 1938, privo di soddisfazioni (una sola vittoria, quella del 1934), una squalifica (nel 1937) per disturbo del carro avversario con l'uso di botterie e con, addirittura, un terzo posto (nel 1929); infatti in quegli anni gareggiava anche un terzo carro, la Cittadella.

Nel 1939 e nel 1940 vi fu un inizio di cambio di rotta con due vittorie ma la svolta vera e propria si ebbe nel 1942, anno nel quale entrambi i carri furono squalificati: i Giovani per essere partiti prima del "via" ed i Giovanotti per aver aggiogato un cavallo al carro, cosa vietata dalla tradizione e dallo Statuto.

Nel 1943 furono tirate a sorte le posizioni di partenza: il primo posto toccò ai Giovanotti ed il secondo ai Giovani. Era il periodo della Seconda Guerra Mondiale e, dopo di essa, il periodo della ripresa economica dell'Italia, rifiorì anche lo splendore dei Giovanotti; si contano ben tredici vittorie, dal 1943 al 1956, intervallate da una sola sconfitta, quella del 1953, purtroppo nel 225° anno della Traslazione delle Reliquie del Santo Patrono, e con un record di dieci vittorie consecutive mai né superato né tantomeno uguagliato. Da ricordare alcuni mitici buoi di quegli anni: il bue di Pasquale Maiorino (detto Ciuorl)chiamato Bbefariélle, quello di Zaccagnini, Draguenette e Principine di proprietà di Vincenzo Casolino, Bellavite di Nicola Boccardi e quello di Luigi De Rosa (detto ù mancin).

La leggenda paesana narra che durante tali anni vi furono anche tentativi di sabotaggio da parte degli avversari tanto era la forza dei Giovanotti: come ad esempio la manomissione delle funi che reggono le catene del giogo o il taglio dell'asse del carro.

Una memorabile fu quella del 1944. Vari incidenti determinarono l'iniziale vantaggio dei carri dei Giovani e della Cittadella su quello dei Giovanotti, ma questo grazie a quattro buoi forti, che poi fecero la storia della corsa dei carri con il record di vittorie appena citato, riuscirono a recuperare un considerevole distacco (oltre un chilometro) effettuando il sorpasso degli altri due carri fra lo stupore e lo sbalordimento della folla, degli avversari e della giuria, che fece addirittura un sopralluogo per verificare che il carro dei Giovanotti non avesse percorso qualche scorciatoia o non avesse utilizzato qualche congegno meccanico.

Altro episodio indimenticabile è quello accaduto nel 1954 quando a tirare la catena fu Luigi La Vecchia detto, appunto, ù catenier che, alla veneranda età di settant'anni, riportò in trionfo il carro dei Giovanotti e fu accolto all'entrata del Paese con una ghirlanda di alloro.

Partecipanti da ricordare di questi fulgenti anni, con diversi ruoli ed incarichi, sono Totonno e Peppe Di Iorio detti Ptrduorie, Pasqualino Belpulsi detto Grlandiell, Nicola Santoro detto Pzzquill, Nicola Di Bello ù carrier, Luigi La Vecchia detto Bccardiell, Minguccio D'Aquilante detto ù Mattariell, Minguccio Surropato ed Antonio La Vecchia fu Luigi.

Ma a questo periodo di grande splendore e di gloria seguì un lungo periodo povero di successi. Dal 1957 al 1971 si possono contare solo tre vittorie (1959, 1963 e 1965) e ben dodici sconfitte. In questi anni scomparve, tra l'altro, il carro della Cittadella.

Dal 1961 i buoi vengono comprati, con il contributo volontario di simpatizzanti e firmatari, negli allevamenti di Sepino e della Calabria. Di queste una veramente cocente fu quella del 1964 quando, nonostante il primo posto in partenza e 1.500 metri di distacco accumulati grazie ad un incidente occorso ai Giovani, poiché un cavallo era scivolato e finito sotto le ruote dello stesso carro, che si era ribaltato provocando la caduta dei tre carrieri, ed una coppia di buoi, quella impiegata sul primo tratto di gara, veramente forte (chiamati ù sbarrat e ù ngmat), in Paese i Giovanotti furono sorpassati.

Altra sconfitta indimenticabile fu quella del 1969; i Giovanotti, dopo aver recuperato un ampio distacco con la coppia di buoi Benvenuto - ù Mntagnuol, in Paese riuscirono ad affiancare il carro dei Giovani ma con una delle ruote del carro si incastrarono in una ruota del carro avversario e, purtroppo, il sorpasso non riuscì.

Un triste e doloroso episodio vide coinvolti i Giovanotti subito dopo il termine della stessa gara del 1969. Circa trenta minuti dopo la competizione, la coppia di buoi del carro giallo - rosso si diede alla fuga, causando la morte di Licursi Antonio di Ururi ed il ferimento dei sammartinesi Altobello Michele e Colonna Nicoletta nonché quello di Casolino Michele di Portocannone.

Altro episodio antipatico di quegli anni mesti si verificò nel 1970 quando il carro dei Giovanotti non prese parte alla gara a causa della pioggia torrenziale che cadeva. Seguirono anni (dal 1971 al 1974) con vittorie per entrambi i carri. Leggendaria fu, però, la vittoria riportata dai Giovanotti nel 1974 quando recuperarono un notevole distacco e sorpassarono i Giovanni dentro il Paese, in via Marina, sotto gli occhi di un enorme folla esaltata e delirante. Le due coppie di buoi erano state prese in prestito dagli alleati di Chieuti (erano 4 jeng).

Le gare del 1975 e del 1976, per varie vicissitudini, furono entrambe squalificate dalla Giuria. La prima a causa di una falsa partenza e la seconda poiché i due contendenti non trovarono un accordo sullo svolgimento della competizione.

Nel 1977, nuovamente si estrassero a sorte le posizioni di partenza e questa volta il primo posto fu assegnato ai Giovani. Dopo una buona partenza, i Giovanotti, che stavano per effettuare il sorpasso nei pressi della masseria di Basilio, ebbero un incidente; andarono a sbattere con il carro contro una quercia posta ai margini del percorso di gara, e furono sconfitti dai Giovani.

L'anno successivo si presero una bella rivincita effettuando un sorpasso storico in piena partenza ed in mezzo ad un appezzamento di grano lì seminato. L'anno successivo fu di nuovo sconfitta.

Ma nel 1980 ci fu, di nuovo, una vittoria da ricordare. Infatti avvenne un'altra volta un sorpasso in Paese. Dopo una lunga rincorsa i Giovanotti raggiunsero i Giovani all'ingresso dell'abitato e, sotto una pioggia scrosciante, effettuarono l'ennesimo sorpasso cittadino, con una coppia di buoi degli alleati di Portocannone, mentre i simpatizzanti dei Giovani già stavano assaporando il gusto del successo.
Seguirono otto anni di dure ed indigeste sconfitte condite tra l'altro da due terzi posti ed una sola vittoria (nel 1985, con una coppia di buoi comperati all'inizio del mese di Aprile); infatti negli anni dal 1979 al 1984 si ricostituì il carro della Cittadella, formato da un gruppo scissionario del carro dei Giovani.

Anche i Giovanotti subirono una scissione (1987 - 1988), a causa dei mancati risultati, con la costituzione di un terzo carro: gli Originali.

A queste sconfitte e a questi dissapori, seguirono, dopo la ricostituzione di un solo carro, due belle, appassionate e sofferte vittorie (nel 1989, con il sorpasso effettuato alla partenza e nel 1990, con una difesa strenua del primo posto per l'intero percorso dal cambio all'arrivo) con due nuove e contestate sconfitte (nel 1991 cadde un bue, dei Giovanotti, per il Levone: Generoso e nel 1992 ci furono problemi di assetto del carro durante il primo tratto di gara).

La corsa del 1993 è ricordata per la squalifica comminata ad entrambi i carri da parte del Giudice unico di gara (l'allora parroco del Paese Don Angelo Castelli), scelto dai due carri, per falsa partenza di entrambi i contendenti.
La gara del 1994 non si disputò in quanto le dirigenze delle parti in competizione non trovarono un accordo sulla disputa della gara.

Nel 1995 il neo - eletto Sindaco Luigi Di Bernardo, con un grande lavoro di diplomazia e con la sua testardaggine, con l'aiuto anche delle parti concorrenti, riformò lo Statuto, apportando numerose ed innovative modifiche all'assetto dei carri in gara (numero limitato di cavalli e cavalieri impegnati durante la corsa, 20, personale impegnato nei servizi essenziali alla gara a numero limitato, 70, tutto il personale menzionato contraddistinto da casacche con i colori sociali dei carri, fu istituita una staccionata che divide in corsie separate la zona della svicita) e lì convinse a tirare a sorte, di nuovo, le posizioni per la partenza.

La dea bendata baciò, ancora una volta, il carro dei Giovanotti e la storia fece uno dei suoi ricorsi.

Infatti in otto anni vi furono ben sette vittorie da parte dei Giovanotti, condite tra l'altro da un record di tempo in prova, mai battuto (5.18 dalle palmette con la coppia di buoi Galiott e Paccian) ed una sola sconfitta, quella del 1999, molto amara e tediosa; vi fu, infatti, il sorpasso alla partenza da parte dei Giovani a causa di una mancato scatto da parte di un bue (il mai tanto detestato Colonnello ù pazz) e l'intera gara alle spalle degli avversari con un quasi sorpasso al cambio; ma indimenticabile fu la vittoria del 2000, piena di pathos, sia per lo svolgimento della corsa con sorpasso all'entrata del centro urbano (con il parecchio di buoi Generoso e Paccian) sia perché l'intero popolo giallo - rosso correva e voleva onorare con una vittoria la prematura dipartita del mai dimenticato cavaliere Pasqualino D'Adderio. Questi, infatti, era perito, a causa di un incidente, durante lo svolgimento di una prova di preparazione in vista della gara finale.

Sono questi gli anni di Antonio Di Maio, Dante Di Matteo, Mario De Clerico, Gino Di Iorio detto Ptrduorie, Giovanni Vasile detto ù suldat, Peppino Di Lorenzo (ù catenier) e dei giovani emergenti Pasqualino Aquilante detto Pccrell, Paolo De Dominicis di Carminuccio, dei fratelli Vaccaro (Nicolino e Fulvio), Pasqualino Silvestri, Paolo De Dominicis detto ù F'rnar, Peppino La Vecchia detto pampanell.

Gli anni 2003 e 2004 sono stati costellati da due brucianti sconfitte. La prima con un sorpasso subito in pieno svolgimento del primo tratto di gara lì dove le strade sono parallele e la seconda dovuta ad un grave errore commesso alla svicita, infatti subito dopo aver aggiogato la coppia di buoi freschi, i Giovanotti "tamponarono" i Giovani favorendone la vittoria.

Dopo queste due scottanti sconfitte vi fu un cambio ai vertici della cura della stalla e della gestione amministrativa del carro.

Subentrarono, tra molte perplessità e dubbi, quelli che vennero definiti i guagliun: Luigi la Vecchia detto zorrett, Domenico Menadeo detto coccia ghiangh, Teo Wiliams Cocchianella, appoggiati dagli allora emergenti e, poi, affermati cavalieri Pasqualino Pccrell, Paolo di Carminuccio, dai fratelli Vaccaro (Nicolino e Fulvio), Pasqualino Silvestri, Paolo ù F'rnar, Peppino pampanell, dal sempre verde Giovanni ù suldat, e da nuovi cavalieri, con un futuro di belle speranze, Peppe La Vecchia detto ù rusc', Vittorio Mancino detto ù cicn, Peppe Santoro detto maton, Enzo Langiano detto ù gemell, Mario Di Cesare detto à crap.

Nel 2005, con uno storico sorpasso effettuato al cambio, i guagliun hanno regalato una delle vittorie più belle che si ricordi nella storia della corsa dei carri moderna.

Nel 2006 si sono ripetuti, con una bella prova di maturità.

Nel 2007, a seguito di un'altra scissione di un gruppo di persone del carro dei Giovanotti, unitesi con alcuni scissionari del carro dei Giovani, si è costituito un terzo carro chiamato Giovanissimi.

Ma la storia è stata sempre la stessa: i guagliun sono diventati bell'uommn,con un'altra entusiasmante vittoria.

Di questi anni è da menzionare un bue con pochi rivali: Colonnello chiamato Oba Oba.

Nell'ultimo decennio si è avuta un'evoluzione verso la modernità dei carri. Infatti sono diventati delle Associazioni riconosciute a livello giuridico. Si sono dati un'organizzazione in cui ogni componente ha un suo ruolo ben determinato ed importante e dove tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile. Vi è la cura del minimo dettaglio sotto ogni aspetto: dall'attenzione riservata agli animali, siano essi i buoi o i cavalli, a quella destinata al bilancio economico.

Attualmente i buoi vengono acquistati in Calabria con i fondi raccolti tra tutti i tifosi giallo - rossi. Solitamente, tali acquisti avvengono nel mese di maggio in modo tale da poter preparare gli animali per la corsa dell'anno successivo, anche se vengono visionati ed accaparrati durante tutto l'arco dell'anno.

Ma il carro si sostiene anche grazie agli aiuti economici che provengono da Enti Pubblici quali il Comune, la Regione e la Provincia.

Il podere dove hanno sede, da oltre un ventennio ormai, due stalle per i buoi, quindici box per i cavalli e l'alloggio per il custode si trova in Contrada Zezza, in territorio di Nuova Cliternia (Campomarino - CB), ed è di proprietà della famiglia Bevilacqua Nicola, al quale il carro deve un grande ringraziamento.

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